Debito Mondiale in forte crescita

In risposta ai danni socio-economici del coronavirus, i governi di tutto il mondo hanno controbattuto con un indebitamento mai registrato fin ora.

 

L’Institute of International Finance, ha stimato che alla fine di quest’anno il debito mondiale sarà cresciuto di 15.000 miliardi di dollari per arrivare ai 277.000 miliardi di dollari complessivi, ovvero il 365% del PIL globale. Nel 2019, il rapporto con il PIL era 320%. Colpiti in particolar modo, i paesi dell’area emergente, i quali quest’anno dovranno rimborsare 7.000 miliardi di dollari. Una cifra, per molti proibitiva che potrebbe portare molti paesi al default, come in Zambia.

 

Europa

 

Quest’anno i governi dell’Eurozona, a causa delle misure di emergenza per contrastare la crisi del coronavirus, hanno aumento smisuratamente il loro deficit. Quest’ultimo raggiungerà complessivamente 1 trilione di euro.

 

Il Draft Budgetary Plan degli Stati membri, pubblicato sul sito della Commissione Europea, prevede che l’Europa giungerà ad un deficit fiscale aggregato di 976 miliardi di euro, pari all’8,9% del prodotto interno lordo (PIL) di quest’anno. Il deficit di bilancio di quest’anno sarà quasi 10 volte superiore a quello dell’anno scorso; mentre il deficit aggregato del 2021 sarà circa di 700 miliardi di euro ossia il 6% del PIL.

 

Source: Financial Times

 

Il Draft Budgetary Plan Tedesco indica che il rapporto tra debito pubblico e PIL aumenterà dal 59,6% del PIL alla fine del 2019 al 70,25% nel 2021. In oltre la Germania chiuderà l’anno con un deficit pari al 5.8% del PIL e stima un deficit nel 2021 del 4.2% del PIL.

 

Per quel che riguarda l’Italia, il Draft Budgetary Plan Italiano indica che il rapporto tra debito pubblico e PIL aumenterà dal 134,7% nel 2019 al 158% nel 2020 e scenderà al 155,6% nel 2021. Il deficit nel 2020, si aggira intorno al 10,5% del PIL mentre per il 2021 sarà circa il 7.8%.

 

Tuttavia, ci sono stati pochi segnali di allarme da parte degli investitori o dei responsabili politici riguardo all’aumento della spesa pubblica e del debito pubblico. Questo atteggiamento è in parte dato dai costi di indebitamento dei paesi periferici dell’eurozona, come l’Italia e la Grecia, estremamente bassi. Quest’ultimi, sono scesi ai minimi storici, spinti al ribasso dall’enorme programma di acquisto di obbligazioni della BCE.

 

In effetti, la sostenibilità del debito nazionale non dipende dall’ammontare, ma dal suo costo. Non tutti, però, hanno lo stesso lusso delle economie avanzate. I paesi emergenti, in particolare, hanno fatto affidamento su un debito a costi molto più elevati e a scadenza più breve. Finora Argentina, Belize, Libano, Ecuador, Suriname e Zambia non sono riusciti a ripagare i loro debiti o sono stati costretti a ristrutturarli.

 

Nonostante ciò, le azioni globali hanno raggiunto nuovi massimi e gli spread creditizi si sono ridotti, quasi come se questo debito “estremo” fosse uno sviluppo economico positivo e non negativo.

 

Detto ciò, la Banca Mondiale considera questo ottimismo una forzatura, specialmente a lungo termine visto che le precedenti ondate di debito si sono spesso concluse con tracolli finanziari globali. (America Latina anni ’80, Asia metà anni ’90 e America metà anni 2000).

 

 

 

 

 

Contributor: Andrea Panzitta