Il caso Esg: quando gli investitori rischiano di restare vittime delle mode del momento

Investire in modo sostenibile, almeno in teoria, piace a tutti.

Ma è veramente un’idea vincente o è solo una moda momentanea, dettata dalla crescente attenzione alle tematiche ambientali, sociali e di governance e che però rischia di far perdere di vista il vero obiettivo degli investimenti?

I primi mesi di quest’anno si sono rivelati in questo senso significativi.

Vediamo perché.

CHIEDERE LE PREFERENZE IN TEMA DI SOSTENIBILITÀ

Una nuova direttiva europea sui mercati degli strumenti finanziari – che dovrebbe entrare in vigore, salvo cambiamenti, il prossimo 2 agosto – prevede che le banche e i consulenti finanziari chiedano ai loro clienti quali sono le loro preferenze in tema di sostenibilità.

Vale a dire che nei nuovi questionari Mifid o di profilazione i clienti dovranno indicare se desiderano che nei loro investimenti vengano privilegiati, e in che percentuale, i prodotti e gli strumenti finanziari che rispondono ai criteri ESG(acronimo che sta per environment, social, governance e che indica appunto i tre aspetti che identificano gli investimenti sostenibili).

UNA SCELTA DA PONDERARE CON CAUTELA

Si tratta di una scelta personale, che come tale coinvolge la sensibilità di ciascun investitore e dipende essenzialmente dalla sua propensione alla diversificazione. Se in quest’ottica potrebbe aver senso includere nel portafoglio prodotti ESG, al momento attuale non abbiamo a disposizione dati univoci, affidabili e coerenti su moltissimi di questi strumenti, che siano fondi, Etf  (Exchange traded fund) o singole società.

Per questo il consiglio è di usare moltissima cautela nel dare questo tipo di indicazione.

 

UN’IDEA DETTATA DA BUONE INTENZIONI

L’idea di fondo non è certo sbagliata: indirizzare i risparmi degli investitori su prodotti sostenibili significa dare un contributo concreto per innescare un cambiamento positivo nella società.

Va in questa direzione l’esclusione dall’universo investibile di società coinvolte in settori controversi come l’industria del tabacco, quella delle armi – specie quelle non convenzionali come le mine antiuomo – e ancora il gioco d’azzardo o l’intrattenimento per adulti. Nonostante le buone intenzioni, però, la scelta dei fondi Esg può rivelarsi non esattamente oculata.

L’ANDAMENTO OPPOSTO DI PETROLIFERI E TITOLI TECNOLOGICI

Da inizio anno questa categoria di prodotti è arrivata a perdere il 20%: questo a causa del fatto che in molti fondi classificati in questo modo mancano i titoli petroliferi, che – insieme ai titoli legati alla produzione di armi – sono tra i pochissimi ad aver segnato una crescita nei primi mesi del 2022.

D’altra parte, nella maggior parte dei fondi che si dichiarano ESG sono presenti titoli di aziende tecnologiche, quelle che hanno registrato le perdite più consistenti da inizio anno.

Questo ci porta a fare una considerazione sull’opportunità di diversificare il portafoglio puntando sulla sostenibilità: se si guarda infatti l’andamento a tre anni, una diversificazione su tutti i titoli avrebbe generato un miglior rapporto rischio/rendimento.

 

IL PRODOTTO DA COMPRARE? MEGLIO GUARDARE OLTRE LA SUPERFICIE

Tra gli investitori l’opinione più diffusa nei mesi scorsi vedeva appunto i fondi ESG come “il prodotto da comprare” nel 2022, sulla base della convinzione che questi strumenti avrebbero registrato performance migliori e anche perché “tutti vogliono i fondi ESG”.

L’andamento dei mercati nella prima parte dell’anno ha dimostrato il contrario.

Questa esperienza deve servire ai risparmiatori per capire che non bisogna farsi prendere dalle mode del momento, ma guardare con attenzione cosa c’è dentro ai prodotti di investimento e cercare, con il consiglio del consulente finanziario, le soluzioni più adatte ai propri obiettivi e all’andamento dei mercati.

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