Il consulente finanziario è una figura professionale dell’Asset Management: il suo lavoro, infatti, comprende servizi di investimento ed operazioni di gestione di capitali d’azienda, di istituzioni o di privati.

Il consulente finanziario non è una figura improvvisata; sia per eterogeneità di esperienze e competenze professionali che a livello di formazione. Infatti per iscriversi all’Albo unico dei Consulenti Finanziari, egli deve necessariamente superare un esame specifico complesso comprendente materie giuridiche, economiche e finanziarie.

Il suo ambito di azione è vasto e spazia dalla pianificazione finanziaria e assicurativa fino alla finanza comportamentale.

Quando si tratta di investire i propri risparmi o guadagni, è possibile affidarsi a diversi operatori del mercato finanziario:

  • Addetto titoli delle filiali bancarie
  • Promotore finanziario (definito anche private banker o family banker)
  • Consulente finanziario indipendente o autonomo (fee only)

Gli addetti titoli delle filiali bancarie sono dei dipendenti della banca e purtroppo hanno delle grosse limitazioni:

  • poco tempo per seguire i mercati che si traduce in bassa competenza
  • poco tempo per seguire il cliente che si traduce in poca assistenza
  • sono dipendenti della banca quindi sono costretti a vendere quello che la banca gli dice di vendere per raggiungere determinati budget aziendali

I promotori finanziari (private banker, family banker) sono dipendenti della banca o professionisti con partita Iva che possono vendere strumenti finanziari e servizi di investimento anche fuori sede. Fanno parte di una Rete Bancaria, di una Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) o di una Società di Gestione del Risparmio (SGR)

Per legge i promotori finanziari sono monomandatari, quindi possono offrire prodotti finanziari soltanto per conto di un unico Istituto Finanziario.

Anche i promotori finanziari, che dal 2016 hanno assunto la denominazione di “Consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”, hanno delle forti criticità:

  • lavorano per un istituto finanziario quindi subiscono enormi pressioni per vendere certi prodotti (di sicuro non quelli più convenienti per il cliente ma quelli più convenienti per la banca)
  • vengono pagati con una retrocessione delle commissioni che il cliente paga sul prodotto che acquista. In pratica quando un risparmiatore acquista un prodotto (fondo comune, polizza vita, ecc.) paga delle commissioni alla banca, spesso non se ne rende nemmeno conto perché non è un esborso diretto di denaro, bensì vengono detratte dal rendimento di quel prodotto. Una parte di queste commissioni vengono girate al promotore finanziario. Ovviamente questo comporta che il promotore finanziario ha tutto l’interesse a vendere i prodotti più costosi.

I consulenti finanziari indipendenti, dal 2016 ridenominati anche “autonomi” sono professionisti slegati da qualsiasi istituto finanziario e vengono pagati solo con la parcella del cliente, come un commercialista, un avvocato, un architetto (da qui il termine fee only).

Questo comporta una serie di vantaggi:

  • Non vendono prodotti, offrono una pura consulenza
  • I soldi rimangono nella banca di fiducia del risparmiatore
  • Il consulente non può fare operazioni per conto del cliente
  • Non hanno conflitti di interesse: non devono vendere i prodotti che dice la banca, non hanno convenienza a consigliare i prodotti più costosi
  • Per il risparmiatore questo si traduce in minori costi e nell’avere un professionista che fa davvero il suo interesse
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