Crescita economica europea, quantitative easing e politiche monetarie cinesi

La crescita economica europea è diminuita al minimo quadriennale dello 0,2% tra il secondo e il terzo trimestre dell’anno scorso, e nel quarto trimestre non ci sono stati alcuni segnali di ripresa. Una delle possibili cause è senza dubbio la riduzione delle vendite dell’esportazioni.  Di conseguenza, la settimana scorsa, la BCE ha abbassato le prospettive economiche, affermando che la crescita economica possa subire un rallentamento.

 

Il primo campanello d’allarme è avvenuto pochi mesi dopo che la Banca Centrale ha terminato il programma d’espansione “Quantitative Easing”, uno stimolo che dal 2015 ha introdotto 2,6tn euro nell’economia dell’area euro. Tuttavia, Mario Draghi ha insistito, con i parlamentari europei, sul fatto di un possibile riavvio del QE nel caso di una grave recessione economica, anche se quest’anno è un evento quasi improbabile.

 

Inoltre, secondo Draghi, la natura protratta dei colloqui Brexit ha alimentato l’ansia delle imprese e ha incrementato l’incertezza su come gli stati membri della zona euro potrebbero essere colpiti da una “dura” uscita del Regno Unito dall’UE.

 

Ovviamente, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina non ha fatto che incrementare l’incertezza sulla crescita economica europea. Tuttavia, Draghi vede uno spiraglio per l’Europa dopo le politiche monetarie e fiscali introdotte da Pechino. Secondo Draghi, la Cina può andare in soccorso dell’economia della zona euro, poiché le misure di stimolo cinesi allevierebbero la pressione sugli esportatori.

 

Infine, il presidente della Banca Centrale Europea si è detto “fiducioso” della risposta politica del governo cinese dopo che la crescita del paese è scesa al livello più basso dal 1990.

 

Contributor: Andrea Panzitta