Fino a quando l’oro potrà mantenere il suo rally?

La settimana scorsa, i prezzi dell’oro hanno raggiunto i massimi da dieci mesi, toccando i circa 1.330 dollari l’oncia.

Ovviamente, questo metallo prezioso è essenziale per gli investitori che cercano di coprirsi contro i rischi di un rallentamento economico globale, di una Brexit no-deal e dalle continue tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

La soglia psicologica dei 1.300 dollari, superata a fine gennaio, continua a reggere. Si tratta di una buona performance, dato che da gennaio i mercati azionari globali hanno recuperato. In effetti, nei maggiori dei casi, un recupero dei mercati azionari ha un effetto negativo sul valore dell’oro.

Questo fattore, ci può fare intuire che il rally dell’oro non è sostenuto soltanto da investitori alla ricerca di un bene rifugio.

Il fattore chiave sono le Banche Centrali che stanno accumulando riserve auree ad un ritmo che non si osservava da più di 50 anni. In effetti, la Federal Reserve non dovrebbe aumentare i tassi d’interesse quest’anno, mentre le Banche Centrali dei mercati emergenti, come Russia e Kazakistan, continuano ad acquistare oro per diversificare le loro riserve.
Secondo il World Gold Council, nel 2018, la Russia ha incrementato le proprie riserve auree di 651,5 tonnellate, ossia +74% rispetto all’anno prima.

In aggiunta, secondo UBS, quest’anno gli investitori hanno investito particolarmente negli ETF garantiti dall’ oro, noti come gold-backed ETFs.
Secondo Investec, tale acquisto è destinato a continuare, poiché ci sono molti fattori che possono influire ad incrementare tale domanda, tra cui la Brexit, l’instabilità in Medio Oriente e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.
Anche gli analisti di UBS confermano una domanda solida per quest’anno.

 

Contributor: Andrea Panzitta