La Bayer spenderà fino a 4 miliardi di dollari per acquisire il pioniere statunitense della terapia genica Asklepios BioPharmaceutical. L’accordo prevede che Bayer pagherà la metà del prezzo di acquisto in anticipo e in contanti. La parte restante dipenderà da una serie di obbiettivi che AskBio dovrà raggiungere nei prossimi anni.

 

L’acquisizione AskBio, oltre ad essere il più grande affare farmaceutico della Bayer dal 2006, segna l’ingresso del colosso tedesco nella terapia genica. Quest’ultimo è un nuovo approccio terapeutico che mira a trattare e a prevenire le malattie utilizzando i geni piuttosto che i farmaci tradizionali.

 

Le grandi aziende farmaceutiche sono attratte dalle terapie geniche a causa dell’impatto trasformativo che possono avere sui pazienti e dei prezzi elevati che le terapie possono ottenere.

 

Motivo dell’acquisizione

 

Con l’acquisto di AskBio, Bayer cerca di mantenere e incrementare il suo business farmaceutico. Quest’ultimo nel 2019 ha generato il 41% dei ricavi del gruppo, e il 52% del suo utile operativo. Tuttavia, nei prossimi anni due dei farmaci più venduti ( Xarelto e Eylea)  perderanno la loro protezione brevettuale.

 

Secondo una presentazione di AskBio, il mercato complessivo della terapia cellulare e genica si aggira intorno ai 4,8 miliardi di dollari nel 2019, con un potenziale di crescita non indifferente. In effetti, sempre secondo AskBio, il mercato complessivo della terapia cellulare  vedrebbe il suo valore moltiplicarsi per 10 volte entro il 2024.

 

Detto ciò, la Bayer sta ancora risentendo delle ripercussioni dell’ acquisizione nel 2016 del produttore statunitense Monsanto per 63 miliardi di dollari. In particolare, la Bayer in questi ultimi anni è stata esposta a numerose cause legali sui potenziali effetti cancerogeni del Roundup, l’erbicida della Monsanto. Dall’affare Monsanto, la quota di mercato del conglomerato tedesco si è più che dimezzata.

 

Infine, le azioni della Bayer hanno perso il 42 per cento quest’anno e stanno gravemente sottoperformando il mercato tedesco, il quale da gennaio è sceso di appena il 6 per cento.

 

 

Contributor: Andrea Panzitta

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