Frenata della crescita economica cinese

Era dal 1990 che la Cina non registrava un tasso di crescita annua così basso. La crescita per l’intero anno è stata del 6,6 %, in calo rispetto al 6,8 % del 2017. Non vi è alcun dubbio che la guerra commerciale e le decisioni politiche degli Stati Uniti hanno avuto un ruolo cruciale sulla crescita cinese.

Secondo i dati, le tariffe statunitensi sulle esportazioni cinesi non hanno inflitto direttamente gravi danni al PIL del paese. Tuttavia, il conflitto commerciale ha avuto un pesante impatto sulla percezione della crescita, portando ad un rallentamento della spesa dei consumatori e degli investimenti privati.

In aggiunta, la campagna politico-economica di Pechino per controllare il rischio finanziario e di conseguenza per diminuire la dipendenza da stimoli alimentati dal debito ha contribuito ad un forte rallentamento della spesa per le infrastrutture; riducendo al tempo stesso l’accesso al credito per le imprese private. A queste misure, si aggiunge uno sforzo per rafforzare l’applicazione delle norme ambientali che ha colpito pesantemente gli investitori privati.

Nonostante la Cina abbia adottato fin dal mese di luglio una serie di misure di stimolo fiscale e monetario, la crescita è rallentata per tre trimestri consecutivi.

Gli economisti prevedono che nei prossimi mesi Pechino intensificherà le misure di stimolo, compresi ulteriori tagli all’indice di riserva obbligatoria delle banche. Tuttavia, gli esperti avvertono che i precedenti cicli di forti stimoli hanno lasciato una minore flessibilità per allentare il credito, il che aumenterebbe ulteriormente l’onere del debito dell’economia.

Senza alcun dubbio, il rallentamento dell’economia cinese ha suscitano la preoccupazione non solo degli investitori della seconda economia più forte al mondo, ma bensì degli investitori internazionali, poiché che la frenata cinese potrebbe frenare l’economia globale.

 

Contributor: Andrea Panzitta